MUSICOMETA '09 - XV Edizione

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Rinascere dalla polvere di una stella, tornare alla luce persino dopo un black out della cometa: l’avvento è tale (fa rima col Natale), talmente urbano (celebra i suoi tre lustri nell'Urbe), da suonare davvero come un miracolo dell'ottimismo...

MUSICOMETA lo saluta senza enfasi per rilanciarsi subito lontano, addirittura a Babilonia, con le sue rive e i suoi salici, piangenti l’esilio degli ebrei da Gerusalemme. Lungo quei fiumi, essi sedevano mesti; nel silenzio, sospeso a quegli alberi, delle cetre un tempo compagne di canti armoniosi. Fu il soffio di un mantice celeste a impedir loro di tacere per sempre?

In un Oriente ancora più estremo e ancora più lontano nel tempo, attorno a 3000 anni fa, palpitava invece un respiro fin troppo umano in quello scricciolo d’organo che i cinesi chiamano sheng. Un millennio dopo, ad Alessandria d’Egitto, è il colpo di genio: l’hydraulos prende vita, l’organo vola alto nella storia. A Berlino, al tramontare del XX secolo, quei due strumenti si sono un giorno incontrati e il loro soffio, senza barriere di muri o muraglie, è diventato uno solo.

D’altronde, dalla rive gauche d’Occidente per antonomasia, non svetta solo Notre-Dame de Paris: vi è pure Notre-Dame du Liban a levare, verso l’alto, guglie di canti in aramaico, di antichissimi riti siriaci; a Roma i suoi due cantori li intoneranno nella chiesa-simbolo della Riforma di Lutero, proprio dove la musica si coniuga alla parola, e non è poco. Ma non è tutto.

Le vie del suono somigliano molto alle vie della seta e, come quelle, tracciano un lungo e sottilissimo filo d’argento.; non meno lucente del filo lasciato nel cielo dalla chioma di una stella, migrante alla volta di Betlehem. Tre magi, imbracciato ciascuno uno scrigno di preziosi strumenti, inseguiranno quella scia sino alla nostra città, crocevia verso il quale tutte le parrebbero tendere a orientarsi...

E infine ecco stagliarsi la poesia araba come lirica pura, musica in versi senza né lira, né cetra. Un recitativo solitario punteggiato qua e là dall’aria sillabata di una canna, poi da quella di mille canne. Suoni che si intrecciano, si snodano, suadenti fonemi che vibrano e si disegnano nello spazio come tanti arabeschi, come tanti universi sonori che roteano, ci attraggono, ci disorientano dal nostro splendido microcosmo romano.

Livia Mazzanti

 

Quindi l'ali sicure a l'aria porgo;
Né temo intoppo di cristallo o vetro
Ma fendo i cieli e a l'infinito m'ergo.

E mentre dal mio globo a gli altri sorgo,
E per l'eterio campo oltre penetro:
Quei ch'altri lungi vede, lascio al tergo.

Giordano Bruno
da De l'infinito universo e mondi