mercoledì 6 gennaio 2010, ore 21:00

Sala Accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra

piazza Sant’Agostino, 20a - Roma

Ti dava una rosa e coglieva la tua stella

liriche arabe di un cantore marocchino, tra recitativo e aria

performance del poeta Hassan Najmi
e improvvisazioni musicali di
Livia Mazzanti, organo
Marzouk Mejri, nej

 

da Le Bagnanti
(traduzione di Reddad Cherrati)

Il deserto

L’orologio del martire

Diadema

da Un’eternità breve
(traduzione di Reddad Cherrati)

Il poeta

Il poeta. La luce

Prigioniero

Il martire

L’esiliato

Un amico

11 Settembre

 

Hassan Najmi è considerato uno dei più significativi poeti marocchini contemporanei. Nato nel 1959 a Ben Ahmed, nell’entroterra rurale di Casablanca, è stato tra i fondatori della Maison de la Poésie au Maroc, nonché Presidente, a più riprese, dell’Union des écrivains du Maroc, per la quale ha diretto anche la rivista Afaq. Si è interessato a fondo della poesia orale e della musica tradizionale del Marocco, ma ha approfondito anche soggetti come “la nozione di spazio” nell’opera di romanzieri quali Sahr Khalifa e Gustav Flaubert. Impegnato protagonista della scena marocchina dei nostri giorni e delle trasformazioni in atto nel paese (sia come editorialista che come consigliere del Ministero della Cultura), Hassan Najmi ha legato la sua fama alla pubblicazione di saggi, romanzi e, soprattutto, di numerose raccolte poetiche. È attraverso queste ultime che non esita a rivendicare, oltre alle sue origini semplici, la vocazione a una semplicità di scrittura dalla forte carica espressiva che, unita alla predilezione per argomenti del vivere quotidiano, ne caratterizza l’inconfondibile stile epurato ed essenziale. Come ha commentato il poeta italiano Giuseppe Conte, le liriche di Hassan Najmi hanno la capacità di filtrare “un mondo incantato, che ha il sapore del sale e l’odore della sabbia […] Dalle immagini, vivissime, del deserto a quelle delle notte stellate intrise di guerra [...] è un piacere seguirlo lungo i percorsi della sua nostalgia. E le sue poesie si stagliano come piccoli cammei incisi di miniature meravigliose.”


Marzouk Mejri nasce a Tebourba, al nord-est della Tunisia, da una famiglia di musicisti. Il padre, maestro di percussioni, ne instrada il talento naturale fino a portarlo a diplomarsi al Conservatorio di Tunisi. Attento studioso delle tradizioni popolari, si perfeziona poi nel canto e negli strumenti a fiato (nay, zukra), continuando la sua ricerca nel campo delle percussioni (bendir, tar e tabla tunisina), e della darbuka, strumento con il quale raggiunge livelli virtuosistici assoluti. Il suo stile è basato principalmente sulla musica tradizionale andaluso-tunisina, ma con riferimenti a diversi paesi del mondo. In Italia, durante un concerto di solidarietà organizzato in Campania, viene reperito da Daniele Sepe che lo invita a suonare con lui la sera stessa dando così avvio a una collaborazione stabile e a molte tournées in Italia e all'estero. Ha collaborato inoltre con J. Senese, P. Barra , E. De Crescenzo, P. di Capri. Nel ‘99 partecipa alla compilation "Napoli per il Kurdistan" e, con il pianista franco-algerino Maurice el Mediani, al festival "Lo sguardo di Ulisse" del Maschio Angioino. Ha fondato il Marzouk ensemble e collabora con il Modena City Ramblers.

 

Collaborazione linguistica: Aïcha Taghzout